mercoledì 8 aprile 2015

PRONTI, PARTENZA... VIA!

Premessa essenzialel'idea era quella di scrivere un post di presentazione allegro, ironico, sincero, che vi facesse capire un po' meglio chi sono e con quali propositi ho deciso di aprire questo blog. Poi ho guardato fuori dalla finestra e ho visto la nebbia. La NEBBIA a ROMA a INIZIO APRILE.
E siccome sono meteoropatica questo è quello che ne è venuto fuori. 
Ma vi giuro che non sono sempre così: quando piove è anche peggio... ;-)


Sono settimane, forse mesi, che ci penso. 
Se devo dirla proprio tutta, sarà un annetto che ho questa idea.

La verità è che, ultimamente, sono stata contagiata da una strana malattia: la fifonite
Ho sempre paura di fare la scelta sbagliata, paura di fallire, paura di essere giudicata, paura che la gente reputi sciocche le cose che dico o che faccio, paura che le mie idee non vengano capite ma derise. 

Il brutto è che non sono nata così: ci sono diventata
E credo anche che, se la maggior parte degli esseri umani incontrata nel corso della mia vita avesse mostrato, o quantomeno finto di mostrare, un po' più di fiducia nelle mie capacità, evitando di criticare qualsiasi cosa facessi o mi proponessi di fare, forse non sarebbe successo. 

Non so perché, ma certa gente prova uno strano godimento nel sapere che le cose ti vanno male. Vi faccio un esempio. C'è un'amica di mia nonna (lo so, dovrei essere più clemente, in fondo parliamo di una signora sull'ottantina) che è l'incarnazione perfetta dell'arcigneria: puoi raccontarle qualsiasi cosa (sempre su sua insistente richiesta), anche la più stupida o insignificante che ti sia capitata, che fidati, lei troverà subito il modo di sminuirla, o enfatizzarla a seconda dei casi, e farti sentire in difetto, dimostrandoti quanto la tua vita sia inutile e la sua meravigliosa. 

Una conversazione tipo (tipo nel senso che si ripete ogni santa volta che la incontro, motivo per il quale negli ultimi tempi, per non rovinarmi il fegato e la giornata, ho iniziato a cambiare strada appena ne intravedo la sagoma in lontananza) potrebbe essere questa:

V. A. (che sta per vecchia acida): Insomma come va il lavoro?
IO: Bene, non lavoro più dove lavoravo prima ma da un'altra parte...
V. A. (con sguardo miserevole): Poverina, mi dispiace, una ragazza brava come te...
IO: Veramente io mi trovo bene!
V. A.: Eh lo so, i ragazzi di oggi si accontenterebbero di qualsiasi lavoro, anche di quelli peggiori!
IO: No, ma guarda che io sono contenta, e poi guadagno anche più di prima...
V. A.: E quanto guadagnerai, due-trecento euro in più... ma come si fa a vivere così... neanche un viaggio ti ci fai! A 'sto punto meglio starsene a casa! Pino mio (il figlio ultracinquantenne sfigatissimo che ancora vive con lei), invece, bello di mamma, ieri ha avuto una promozione e per festeggiare stasera mi porta a mangiare il pesce!  
IO: Scappo che sta arrivando l'autobus!
V. A.: Poverina, pure i mezzi pubblici ti tocca prendere! Ma d'altronde con quella miseria che guadagni come fai a comprarti una macchina...
IO (a mezza bocca): (Ma vaff...).

Perché vi dico questo? Perché sono stufa
Sono arrivata ad un punto della mia vita in cui sono stanca di tutto. 
Stanca di abitare in città.
Stanca di essere circondata da persone negative.
Stanca di sentire ogni giorno gli stessi discorsi.
Stanca di capire sempre gli altri e non essere mai capita io. 

Ben detto, Snoopy!

Sono talmente stanca che sono giunta ad una conclusione: che è arrivato il momento di fare qualcosa soltanto per me. Ma non le tipiche cose che fa una donna quando è giù di morale, tipo cambiare taglio di capelli, prenotare una seduta dall'estetista o uscire a cena con le amiche: qualcosa che mi renda davvero felice

Potrà sembrarvi assurdo, ma la prima cosa che mi viene in mente quando penso alla felicità è la montagna. Sono tanti anni che frequento le montagne italiane (soprattutto quelle del Trentino Alto Adige, con sporadiche incursioni sull'Appennino Centrale), e ad oggi non ho ancora trovato nulla, ma proprio nulla, che mi dia più serenità e soddisfazione che camminare tra i boschi, raggiungere una malga, una chiesetta o un rifugio d'alta quota e una volta arrivata in cima addentare un bel panino col formaggio. 
Sono emozioni che non si possono spiegare a parole e che, purtroppo, soltanto in pochi riescono a comprendere: e infatti sia in famiglia che sul lavoro quando racconto delle mie "avventure montanare" vengo guardata come un'invasata (ma chi te lo fa fare di faticare cosìnon potresti andartene al mare come tutti gli altrila montagna è una roba da vecchi in pensione, e se poi cadi in un burrone?), come se stessi parlando di qualcosa di inconcepibile.

Allora mi sono detta: perché non costruirmi uno spazio tutto mio, una sorta di cameretta virtuale dove ritirarmi per scrivere liberamente dei miei viaggi, delle mie escursioni, delle mie scoperte, delle mie passioni, dove condividere consigli ed esperienze e, perché no, incontrare persone che hanno visitato i miei stessi luoghi e, come me, ne sono rimaste stregate? 

Così è nato questo blog
E siccome, ve lo dicevo all'inizio del post, è un bel po' che ci rimugino sopra, e si sa che fine fanno i sogni quando li si lascia per troppo tempo chiusi in un cassetto a prendere polvere, credo sia arrivato il momento giusto: il momento di lanciarsi. 
Perché la felicità bisogna andarsela a prendere. Ovunque essa si trovi.
Quindi gambe (e zaino) in spalla e che l'avventura abbia inizio! :-)

2 commenti:

  1. … Chissà se sono riuscita a mandarti commento?!?

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  2. Grazie Simona per essere passata da queste parti, non sai che piacere ricevere il mio primo commento da te! ;-)

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