giovedì 30 aprile 2015

PAESE CHE VAI, MUCCA CHE TROVI:
ORVINIO E IL MISTERO DELL'ABBAZIA PERDUTA

C'è un paesino, in provincia di Rieti, dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. Un paesino che, tra l'altro, sarebbe anche uno dei borghi più belli d'Italia (ed in effetti per essere bello è bello)... se solo non fosse per le sue mucche. Avete letto bene, ho scritto proprio mucche.
Ma non mucche qualsiasi: mucche bianche, enormi, agilissime e anche un po' aggressive. Di quelle che non augureresti di incontrare neppure al tuo peggior nemico (o forse sì?). Che l'unica cosa che puoi fare una volta capitata sulla loro strada è C O R R E R E. Più veloce che puoi, più lontano che puoi.
Ma andiamo con ordine...

Benvenuti ad Orvinio!

Ci troviamo ad Orvinio, ridente paesello a circa 70 km da Roma, arroccato su di un colle dominante l'alta valle del torrente Licenza, ai piedi di un suggestivo castello sorto a scopo difensivo forse già nell'XI secolo.
Conosciuto per essere, con i suoi 840 metri d'altitudine, il più alto centro abitato del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (vi ricordate? Vi ho già parlato di quest'area protetta qui) Orvinio è un paese dalle origini antichissime, risalenti addirittura all'epoca in cui i Siculi occuparono la Sabina.

Uno scorcio del Castello Malvezzi-Campeggi

Completamente distrutto intorno all'anno Mille, fu più o meno in questo periodo che il borgo prese il nome di Canemortem, curioso toponimo derivante secondo alcuni dal soprannome dispregiativo (Cani morti) attribuito dalla popolazione locale ai Saraceni sconfitti da Carlo Magno e secondo altri dal grido di sollievo (il cane è morto!) levato dagli abitanti alla morte di un antico e crudele tiranno che per lungo tempo li aveva tenuti in scacco. Appellativo che mantenne fino al 1863, quando, in onore dell'antica Orvinium (sui resti della quale si è per lungo tempo creduto fosse stato fondato l'abitato originario), gli fu assegnato il nome attuale.

Una delle stradine più famose e fotografate di Orvinio: Via Salita del Borgo

Prima di questa data, comunque, il centro fu lungamente dominato dai benedettini dell'Abbazia di S. Maria del Piano (di cui vi parlerò tra poco), per divenire tra XV e XVII secolo possesso degli Orsini, dei Muti e dei Borghese, e durante il dominio pontificio sede di Governo e residenza del Governatore.
A proposito di questo periodo, voglio svelarvi una piccola curiosità: il 31 agosto del 1872, un meteorite dal peso complessivo di 3,4 kg si schiantò nelle campagne di Orvinio disintegrandosi in vari pezzi, e dei sei frammenti recuperati gli esemplari più significativi sono oggi conservati presso il Museo di Mineralogia dell'Università La Sapienza (RM) e presso la Specola Vaticana di Castelgandolfo (RM).

Il centro storico di Orvinio

Meteoriti giganti a parte, la cosa che più mi ha colpito di Orvinio è come, a differenza di tanti altri paesini del Lazio, sia riuscito a mantenere praticamente intatto il suo nucleo medievale, cui si accede da un massiccio arco affacciato sulla SS 314 Licinese, e passeggiando per le tipiche viuzze in acciottolato non si può non notare la cura messa dagli abitanti locali nel mantenerlo il più pulito ed in ordine possibile. 

L'arco d'accesso al centro storico

Nonostante le sue modeste dimensioni, il paese conta ben cinque edifici di culto (di cui due situati al di fuori dell'abitato): degna di nota soprattutto la chiesa di Santa Maria dei Raccomandati, costruita sul finire del Cinquecento ed affrescata dal pittore reatino Vincenzo Manenti (1600-1674), che per la bellezza delle opere pittoriche ed architettoniche custodite al suo interno merita sicuramente una visita (dovete solo avere la fortuna di trovarla aperta).

La facciata della Chiesa di S. Maria dei Raccomandati

Suggestiva anche la vista che si gode dal cortile antistante la chiesetta sul castello e sulle montagne circostanti: se solo ci fossero un po' meno antenne e parabole a deturparla, sembrerebbe davvero di essere tornati indietro nel tempo.

Il Castello visto dallo spiazzo antistante la chiesetta

Altrettanto ben conservata, e anche un po' curiosa per via del suo colore rosa pastello, è la chiesa, sconsacrata e di proprietà privata (motivo per il quale non è visitabile) di San Giacomo, edificata nel 1612 per volontà del barone Giacomo Muti su progetto di Gian Lorenzo Bernini (avete capito bene, proprio QUEL Bernini) e raggiungibile percorrendo a ritroso Via Salita del Borgo e seguendo le indicazioni per l'Abbazia di S. Maria del Piano

Scorcio di Orvinio; sullo sfondo, la Chiesa di S. Giacomo

E qui finalmente torniamo all'inizio del post.
Sì, perché dovete sapere che Orvinio non è solo storia: è anche natura.
E quale miglior modo per esplorarla questa natura, se non percorrendo uno dei sentieri più affascinanti del Parco dei Lucretili, andando alla ricerca del monumento simbolo di questo grazioso borgo reatino?

La prima parte del percorso per l'Abbazia di S. Maria del Piano

Ad appena 4 km dal centro abitato, circondati dal verde degli alberi e dei pascoli, è infatti possibile ammirare gli imponenti resti dell'Abbazia di Santa Maria del Piano, fatta costruire secondo un'antica leggenda da Carlo Magno (siamo quindi a cavallo tra VIII e IX secolo), in segno di gratitudine a Dio per la vittoria ottenuta contro i Saraceni.
Edificato in realtà agli inizi dell'XI secolo, utilizzando materiali di spoglio provenienti da monumenti funerari di età romana, il complesso andò crescendo d'importanza fino al XII, per iniziare nei decenni successivi un lento ed inesorabile processo di decadenza culminato nel suo totale abbandono da parte dei monaci sul finire del Medioevo (come scritto nel pannello esplicativo posto nelle sue immediate vicinanze).

Ciò che resta dell'Abbazia di S. Maria del Piano

Più volte rimaneggiata e restaurata nel tempo (l'ultimo intervento risale al 1953), l'abbazia benedettina si presenta oggi come un rudere, completamente priva di copertura e transennata per ovvi motivi di sicurezza. L'unico elemento architettonico che sembra aver conservato una certa integrità, nonostante i danni provocati dalla caduta di un fulmine intorno alla seconda metà dell'Ottocento, è l'altissimo (misura quasi 20 metri!) campanile duecentesco, mentre sia il convento, di cui non rimangono che brevi tratti di mura ricoperti da piante rampicanti, che la chiesa, ormai invasa dagli arbusti ed indegnamente derubata in anni recenti di alcuni elementi della facciata (primo fra tutti il rosone, scomparso nel 1979), versano in condizioni che definire critiche sarebbe riduttivo.

Il campanile dell'abbazia

Ciò non toglie comunque fascino all'edificio che, armonicamente inserito nel paesaggio circostante, rappresenta sicuramente uno degli esempi più interessanti di architettura religiosa medievale laziale a noi pervenuti (speriamo soltanto si faccia al più presto qualcosa per rivalorizzarlo e metterlo in sicurezza).


Ma vi dicevo delle mucche.
Cosa c'entrano le mucche in questa storia? C'entrano, eccome se c'entrano.
Dovete infatti sapere che l'abbazia di S. Maria del Piano è raggiungibile da Orvinio "con una piacevole passeggiata di circa 40 minuti". O almeno così c'è scritto su tutti i forum e i blog presenti in rete avidamente consultati prima di mettermi in viaggio.

Orvinio visto dalla strada per l'abbazia

Per carità, per essere piacevole è piacevole, ma perché nessuno, e sottolineo nessuno, accenna minimamente al fatto che l'itinerario, tra l'altro molto ben segnalato (impossibile, dunque, sbagliare direzione), si snoda lungo una stradina sterrata poco trafficata, è vero, ma controllata a vista da una mandria di mucche assassine pronte anche ad abbattere a cornate i recinti (giuro che è successo proprio questo) pur di difendere il loro territorio e i loro piccoli?

L'ultimo, inquietante, tratto del percorso per l'abbazia; sulla destra, non si vedono ma ci  sono,
le tre spietate mucche assassine

Ma soprattutto: perché nei libri di scienze non c'è scritto che, quando sono arrabbiati, questi docili bovini emettono dei versi simili a quelli del T-Rex nella scena finale di Jurassic Park? No dico, perché???

...ed eccole qua: non vi sembrano dolcissime?

4 commenti:

  1. Non conoscevo questo paese. Grazie per averlo condiviso ☺

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    1. Grazie a te per essere passato da queste parti! :) Anch'io l'ho scoperto per caso e sicuramente ci tornerò... ci sono un sacco di bei sentieri da percorrere nei suoi dintorni!

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  2. Rovinio è una delle tappe del cammino di San Benedetto. Purtroppo non ci sono mai stata, ma ne ho sentito parlare molto bene e tu me lo confermi.
    Ti hanno fatta correre le mucche? Immagino la paura. Hai fatto bene a scriverlo, ne terrò conto quando sarò da quelle parti.

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    1. La scena dell'inseguimento è stata tragicomica: prima ero tutta un "Che carine le muccheeee... che dolci i vitelliniiii...", poi quando ho capito che la simpatia, diciamo così, non era ricambiata è stato panico! Scherzi a parte, mi sono presa davvero un bello spavento, anche perché in anni e anni di escursioni in montagna non mi era mai capitata una cosa del genere; probabilmente si trattava di animali non molto abituati ad avere estranei intorno, e posso anche capirlo, quindi se dovessi capitare da quelle parti non soffermarti più di tanto vicino ai recinti (penso sia stato quello a farle sentire "minacciate") e soprattutto passi lunghi e ben distesi! ;-)

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